LA DONNA KLIMTIANA.



Corpo sensuale che si avvinghia fluttuando in spazi liquidi; musa dal volto enigmatico e dallo sguardo inquietante: pelle bianchissima, chioma corvina o ramata, rosso sorriso ambiguo mentre l’oro ricopre dappertutto la carne, gli sfondi, i colori.” 

Ecco la descrizione di Klimt della figura femminile.

Figura intorno alla quale ruota la sua vita e tutto il suo operato.

Più di altri è stato capace di rappresentare attraverso le sue opere tutti gli stati d’animo e le sfaccettature di un universo che ha amato moltissimo tanto da diventare – appunto – un’ossessiva ispirazione.

Soprattutto parlando dei disegni erotici del pittore, ne emerge una figura femminile giovane e seducente, che spesso denota malinconia e solitudine.

Klimt si oppone alle idee tradizionaliste che vedono la donna come un essere angelico, beato e remissivo negli atteggiamenti.

Disegni erotici. 
Anche fisicamente l’artista propone un modello di donna che potremmo definire contemporanea: magra, provocante e indipendente.

Non vi sono più infatti le donne fino ad allora proposte: giunoniche, morbide, dalla corporatura massiccia.
La donna klimtiana è consapevole del suo essere donna: seducente e femme fatale sensuale e distruttiva. Che è capace, grazie alle sue armi, di manipolare l’uomo come meglio le aggrada.

A seguire due versioni dello stesso tema. “Giuditta I” (lato sinistro) olio su tela, opera dipinta nel 1901 84 x 42 cm, si trova a Vienna. La seconda versione (lato destro) è la “Giuditta II ( o Salomè)” del 1909, olio su tela 178 x 46 cm, si trova nella Galleria Internazionale di arte moderna di Vienna.

“Giuditta I” e “Salomè”.
Klimt non si è mai sposato, ha vissuto con la madre fino alla di lei morte.
Si dice che tutte le modelle che posavano nel suo studio, inevitabilmente finivano a letto con lui.

Pare che abbia avuto ben 14 figli illegittimi.

Un esempio su tutti, Adele Bloch Bauer: figlia di un banchiere e moglie di un commerciante di zucchero.

“Ritratto di Adele Bloch Bauer” 1907 olio su tela
1.38 x 1.38 m Neue Galerie.
Aveva cento legami: donne, bambini, sorelle che per amor suo diventavano nemiche tra loro.”

Klimt sposa appieno la credenza della sua epoca: avere un legame stabile con una sola donna fa male all’arte; questa ne succhia l’energia e la scintilla di attivazione richiamando a sé l’attenzione per banali problemi esistenziali e materiali.
La donna viene quindi rappresentata a 360 gradi: se da un lato è simbolo di oscura sensualità, dall’altro è simbolo e fonte di vita.

Di seguito, sono messi a confronto “Le tre età della vita (o della donna)” opera del 1905 olio su tela di 1.8 x 1.8 metri (lato sinistro) con “Madre con figli” (lato destro) del 1910.

“Le tre età della vita” e “Madre con figli”
Diversa interpretazione dello stesso tema, la troviamo nella due versioni di “Speranza”:
“Speranza I” e “Speranza II”.
Oltre che ne “Il bacio” e nel “Fregio di Beethoven” la figura maschile viene rappresentata poche volte, come soggetto in lontananza, di schiena o come attore secondario.

Ne abbiamo un esempio su “La vita e la morte” opera del 1912:

 

“La vita e la morte” 1912/1913 olio su tela 190 x 200.

 Che sia essere oscuramente affascinante o semplicemente madre generatrice di vita, il ritratto che Gustav Klimt traccia della donna è senz’altro ineguagliabile in bellezza e suggestione.

Ti rivedi in qualche opera del pittore?
Ti sei mai ispirato a lui o a qualche donna nella tua vita?

Fammelo sapere nei commenti qui sotto!

Grazie come sempre, un abbraccio. RB, 
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